CRONACA DI UNA FINE ANNUNCIATA – di Mauro Tomboletti

CRONACA DI UNA FINE ANNUNCIATA – di Mauro Tomboletti

EDITORIALE

Chiediamo venia all’ormai ex sindaco Luciano Andreotti per non accogliere le sue (giuste per lui) recriminazioni su quanto è avvenuto con le dimissioni dei consiglieri di minoranza e maggioranza ma riteniamo più importante, a questo punto, ascoltare le opinioni di chi da molto tempo criticava l’Amministrazione in carica.  

CRONACA DI UNA FINE ANNUNCIATA

Dante Alighieri nel canto numero XXIX dell’inferno recita: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”, che parafrasata sta a significare: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso“.

Il lungo, noioso atto di accusa fatto dall’ex sindaco, verso chi l’ha dimissionato, è un concentrato di demagogia e incoerenza, intriso di biasimabile livore e rabbia. Tutto ciò che è successo da quattro anni e mezzo, fino allo scontato epilogo delle dimissioni di nove consiglieri, è il risultato di scelte e azioni, fatte dallo stesso ex Sindaco. Non ci si può aspettare lealtà, quando lui stesso, ha tradito gli impegni politici, programmatici e organigrammatici. E’ difficile essere credibili accusando i consiglieri comunali di alto tradimento e di azioni antidemocratiche, quando il suo agire è stato tutto concentrato su simili pratiche; sin dal giorno in cui, invece di andare a festeggiare con le persone che lo avevano sostenuto con lealtà e impegno, era altrove a decidere le sorti del paese con altri soggetti. Amministrare una comunità, necessita di presupposti etici e morali di alto valore democratico, che attivino processi partecipativi attraverso il coinvolgimento prima di tutto, di coloro che hanno contribuito a far eleggere un sindaco e un’amministrazione; far partecipare a scelte decisionali le minoranze, i corpi intermedi, dall’associazionismo alle categorie produttive del paese.

Tutto questo non è mai avvenuto, si è agito attraverso scelte autocratiche, non condivise e ristrette ad una piccola conventicola. Quando vengono maltrattate le regole della democrazia, il rischio di scollamento e di lacerazione profonda tra chi ha la responsabilità di amministrare, si riverbera immediatamente sui cittadini, provocando inevitabilmente un distacco profondo con la politica. Nessuno ha gridato allo scandalo quando un consigliere di minoranza, armi e bagagli, ha deciso di passare in maggioranza, rafforzando il debole sindaco; è nelle regole della democrazia, e per ciò è profondamente ingiusto accusare chi ha deciso di presentare contestualmente le proprie dimissioni, dandole valore giuridico tramite atto notarile, è stabilito dalla legge, e anche questa è democrazia, che piaccia oppure no.

Non è stata commessa nessuna lesa maestà, non c’è stato nessun tradimento; i consiglieri comunali eletti dal popolo hanno nelle loro mani lo strumento delle dimissioni contestuali, quando si verificano i presupposti di inconciliabilità di continuare ad amministrare il paese. E questo sindaco di motivazioni concrete, reali, tangibili, ne ha collezionate sicuramente troppe, che hanno indotto due consiglieri di maggioranza e sette di minoranza a una scelta certamente non facile e dolorosa, che merita rispetto. Una fra tutte, registrata in diretta streaming in un consiglio comunale, una frase irrispettosa, ingiuriosa verso il presidente del consiglio comunale; una volgare affermazione a dimostrazione della mancanza di rispetto verso una persona che rappresentava in quel momento l’istituzione. Le contestuali dimissioni dei consiglieri non sono state di certo un evento inopinabile come qualcuno intende far credere, ma è l’inevitabile conseguenza di un lungo, se pur disastroso e indefinito operato dell’amministrazione Andreotti, che ha visto portare a termine pochissime per non dire nessuna, delle promesse fatte durante la campagna elettorale, dalla cura dei luoghi dell’abbandono, che versano nelle stesse identiche condizioni di cinque anni fa, alla promessa di amministrare in modo coerente al progetto civico iniziale, coinvolgendo nelle scelte le persone che si erano distinte per le loro competenze, i giovani che si stavano avvicinando alla politica, e tutte le donne e gli uomini che avevano sposato le idee su cui era stato fondato il programma politico.

Nel suo lungo atto accusatorio, il Sindaco, ha cercato di evidenziare le “ottime” performance dell’amministrazione, a dimostrazione di una scarsa capacità di valutazione in merito a cosa sia la qualità amministrativa, capace di incidere concretamente nella semplice cura del paese, e nella visione di crescita virtuosa del nostro territorio, mettendo al centro il cittadino come parte attiva nello sviluppo di una politica democratica volta verso l’integrazione sociale, lo sviluppo sostenibile, e la condivisione delle idee.

Redazione Murales

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